Rassegna stampa

 

19/04/2009

IL GIORNO BRIANZA

LANZETTA FRA I BAMBINI SOLDATO DELLA SIERRA LEONE

Restituiamo una vita normale dopo l'inferno della guerra

«Il nostro lavoro è quello di restituire ai bambini la completa o parziale padronanza del proprio corpo mutilato. Un gruppo di chirurghi volontari esegue interventi di microchirurgia ricostruttiva, dalle applicazioni di protesi alle tecniche più moderne, come trapianti di dita o di lembi liberi».

Marco Lanzetta non è soltanto il mago dei trapianti di mano, il microchirurgo che tutto il mondo ci invidia, spesso criticato da parte del mondo scientifico. Ha lasciato l’ospedale San Gerardo di Monza per la promessa tradita di un reparto ad hoc di microchirurgia della mano ma non ha mai smesso la ricerca, le collaborazioni con ospedali di tutto il mondo, in particolare Stati Uniti, Francia e Australia.

Direttore dell’Istituto Italiano di Chirurgia della Mano di Monza, è anche presidente del G.I.C.A.M., ovvero del Gruppo Italiano Chirurghi Amici della Mano. Sono un manipolo di medici che mette il proprio «tempo libero» a disposizione delle popolazioni di Paesi sconvolti da guerre o calamità naturali. Adesso sono impegnati in Sierra Leone, in un ospedale cattolico dove, grazie alla Fondazione Don Gnocchi, è stato aperto un centro superspecializzato per la chirurgia ricostruttiva degli arti con un progetto impostato proprio da Lanzetta, nell’ambito di un ben più ampio piano che intende migliorare le condizioni sanitarie di base e di possibilità di accesso a servizi ospedalieri della popolazione della Sierra Leone, con lo sviluppo di infrastrutture sanitarie per la protezione delle fasce più deboli.

Alla struttura, di proprietà della Diocesi di Makeni e completamente ristrutturata grazie ai fondi del Ministero degli Esteri italiano e della Caritas, arrivano microchirurghi non soltanto italiani, ma anche da tutta Europa. Ed è una presenza fondamentale in un Paese in cui non esistono altre strutture per la cura dei disabili e in cui gli ospedali distrettuali sono in tutto tredici, di cui otto non forniscono servizi sanitari di base.

In particolare, il progetto si propone di restituire una vita normale a che, soprattutto bambini, ha subito amputazioni o lesioni deformanti nel decennio di guerre che ha sconvolto la Sierra Leone.

Gli interventi chirurgici verranno necessariamente seguiti da un periodo di riabilitazione per l’apprendimento all’uso delle modifiche funzionali che sono state eseguite dell’équipe chirurgica.

In una apposita officina ortopedica vengono poi costruite delle protesi di arto superiore ed inferiore, splin funzionali, mentre nel reparto di fisioterapia e riabilitazione funzionale viene seguita tutta la fase di ritorno alla normalità. Obiettivo primario è anche la formazione per arrivare a costruire un sistema in grado di camminare con le proprie gambe: dai dottori di base al personale di sala operatoria, dai tecnici della riabilitazione a quelli ortopedici.

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