Rassegna stampa

 

13/02/2009

IL CITTADINO DI MONZA E BRIANZA

FRATTINI IN SIERRA LEONE "GARANTIREMO INVESTIMENTI ITALIANI"


«L’Africa? Opportunità, non problema»

Il Ministro invoca rapporti paritetici e non più coloniali fra l’Europa e il Continente Nero


MAKENI (SIERRA LEONE) E’ ora di avere rapporti «tra uguali» con le leadership africane, abbandonando definitivamente gli «approcci neo-colonialisti» perché l’Africa oggi è «un’opportunità e non un problema». Questo è il filo conduttore che guida una lunga missione del ministro degli Esteri, Franco Frattini, in quattro Paesi dell’Africa sub-sahariana occidentale. Una visita lunga e complessa quella di Frattini, che ha l’obiettivo di riaprire una serie di relazioni con diversi Paesi africani dopo anni di allontanamento dell’Italia e di sondare ed «ascoltare» i suggerimenti delle autorità locali in vista del Vertice del G8 della Maddalena sotto presidenza italiana.

Ieri terza tappa, nella piccola e poverissima Sierra Leone. Un Paese che ancora si sta leccando le ferite di una delle più tragiche guerre civili degli anni ’90, terminata solo nel 2002. Una guerra tristemente famosa nel mondo per la crudeltà della creazione dei «bambini soldati»: circa 30mila giovanissimi strappati alle loro famiglie e trasformati in combattenti in miniatura senza radici e senza morale, resi famosi al grande pubblico dal film «Bloody diamonds». Ma oggi che anche le miniere di diamanti sono sulla via dell’esaurimento il governo di Freetown lavora ad una riconciliazione nazionale che sembra riuscita ma non riesce ad aggredire le gravissime carenze infrastrutturali di un Paese di poco più di cinque milioni di abitanti, la cui aspettativa di vira è ancora sotto i 40 anni.

Lasciate due nazioni ben più ricche soprattutto grazie al petrolio, come Angola e Nigeria, oggi il titolare della Farnesina ha potuto toccare con mano l’Africa del perdurante sottosviluppo nell’ex colonia britannica Sierra Leone. Frattini ha visitato in mattinata una diga italiana (costruita dalla Salini) nel centro del Paese tra mille difficoltà logistiche. Una diga che il Sierra Leone aspettava con ansia perché tra breve dovrebbe finalmente portare luce ed elettricità stabili alla capitale Freetown e a gran parte del Paese. Tutt’oggi in Sierra Leone quando cala il sole sul Paese scende il silenzio e restano solo i fuochi a illuminare i villaggi.

In precedenza il ministro si era spostato in elicottero a Makeni, un centro di circa centomila abitanti a quattro ore di macchina dalla capitale, per una visita ad un ospedale italiano che è una vera e propria meraviglia nel panorama del Paese africano. La Chiesa cattolica, con la collaborazione della Fondazione Don Gnocchi, della Caritas e della Cooperazione allo sviluppo, ha creato un centro ospedaliero nel cuore del Paese e da poco tempo ha inaugurato un centro per la chirurgia ricostruttiva di amputazioni degli arti. Un centro all’avanguardia che, ha sottolineato Frattini, «può essere da esempio di un uso di tecnologie sofisticate che può essere ripetuto in altri Paesi africani». All’impostazione del centro ha dato il proprio contributo decisivo il Professor Marco Lanzetta, luminare della microchirurgia della mano, che oggi era presente nel centro di Makeni.

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