Rassegna stampa

 

19/10/2008

IL GIORNO

LANZETTA, IL RE DEI TRAPIANTI "MONTICELLO É IL MIO RIFUGIO. QUI VENGO PER RILASSARMI"


«Sono convinto che la ricerca permetterà di intervenire sulle possibili malformazioni. Sovente mi è capitato di dover ricostruire una mano a lavoratori lecchesi e sono particolarmente legato avendo anche partecipato a iniziative di solidarietà»

MARCO LANZETTA ha 44 anni. È sposato ed ha tre figli nati in continenti diversi. Dirige l'Istituto Italiano di Chirurgia della Mano di Monza ed è professore universitario presso la University of Canberra in Australia. Ha in archivio più di 190 pubblicazioni tra libri ed articoli scientifici. Dal 1996 al 2005 è stato direttore della Microsearch Foundation di Sydney e si è formato professionalmente in Africa, Francia, Canada ed Australia. Nel 1998 a Lione ha effettuato, con una équipe di esperti, un trapianto di mano da un cadavere. Due anni dopo ha eseguito il primo trapianto al mondo di entrambe le mani, nonché il primo in Italia. Tra i suoi pazienti si annoverano numerose personalità del mondo dello sport, dello spettacolo, dell'imprenditoria e della finanza ed è artefice di svariati e difficili interventi chirurgici, tra cui la ricostruzione della mano della piccola vittima dì «Unabomber» e di quelle degli attentati terroristici, avvenuti in Arabia Saudita. Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti e nel 1999 l'allora Presidente Scalfaro lo ha nominato Cavaliere Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

La Brianza è la sua terra d'origine e qui si rifugia nel fine settimana. Sovente si può incontrarlo a Monticello o a Montevecchia, al rientro dal lavoro in ospedale. Noi abbiamo avuto l'occasione di conoscere Marco Lanzetta qui, sul «colle» brianzolo. Un colpo d'occhio su Milano e soprattutto lo sguardo alla sua attività. Marco Lanzetta, professore emerito di chirurgia, nonché pioniere, insieme con l'equipe di Lione, del primo trapianto di mano al mondo, continua ad impegnarsi instancabilmente per raggiungere nuovi traguardi. In Italia i trapianti di mano finora eseguiti sono tre e tutti dal grande chirurgo. Il primo è avvenuto nell'ottobre del 2000, il secondo a distanza di un anno ed il terzo nel mese di novembre 2002. Attualmente opera presso l'Istituto Italiano di Chirurgia della Mano di Monza, in Brianza, a due passi da Lecco, dove, a detta del chirurgo, si verificano molti incidenti sul lavoro. «Mi è capitato spesso -ha detto il noto professore- di dover ricostruire una mano ad operai infortunati. In questo territorio abbondano le industrie che lavorano il legno o che si dedicano alla manifattura in genere, lavori in cui si corrono rischi di gravi incidenti, che comportano spesso conseguenti amputazioni. Il trapianto di mano, però, è veramente per pochissimi». Da questa terra sono partito e un giorno tornerò a viverci.

A quali esami bisogna sottoporsi prima dell'intervento?
«Ad uno screening clinico e psicologico ed è anche per questo che, alla fine, i candidati idonei a questo tipo di trapianto sono un numero veramente esiguo».

Quale conciliabilità ci deve essere tra l'organo trapiantato ed il paziente?

«Deve essere esteticamente e morfologicamente compatibile con la mano naturale. Mi riferisco alle dimensioni, all'aspetto, alla forma, al colore ed all'età. Certamente, non possiamo permetterci di trapiantare una mano di un uomo di colore su un bianco, o di una donna su di ragazzo, o, comunque, di dimensioni molto diverse».

Quanto tempo ci vuole prima che la mano trapiantata acquisti vigore manuale?
«Da uno a due anni».

Qualche paziente si è pentito di essersi sottoposto a questo tipo di intervento?
«No, anzi i pazienti hanno risolto i loro problemi psicologici. Quando, ad esempio, un ragazzo di trenta anni incorre in un incidente e perde le mani, come può capitare anche agli operai del Lecchese, l'amputazione determina gravi problemi psicologici. Facilmente si cade nella disperazione ma, grazie a un tale interv

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