Rassegna stampa

 

19/09/2008

IL GIORNO

LANZETTA LANCIA LA SFIDA: "PRONTI AI TRAPIANTI SUI BEBÉ"Il chirurgo della mano: sarebbe il primo intervento al mondo



Il pioniere dei trapianti di mano lancia una nuova sfida a 10 anni dal primo intervento del genere al mondo, a Lione il 23 Settembre del 1998. “Tecnicamente siamo pronti per il primo trapianto di mano al mondo su un neonato”, annuncia Marco Lanzetta, che a Monza ha fondato l’Istituto Italiano di Chirurgia della Mano, dove ha sede anche il Registro Mondiale dei Trapianti di Mano e Tessuti composti.

Ancora non c’è alcun candidato, anche perché “i donatori pediatrici sono pochissimo non soltanto in Italia, per questo sarebbe utile pensare a un centro europeo coordinatore, per non disperdere energie e risorse”. Ha le idee chiare Lanzetta: “Se 10 anni fa l’operazione su un bambino con malformazioni congenite agli arti sembrava poco realizzabile, oggi non più. Perché la terapia anti rigetto post-intervento, se viene seguita bene dal paziente, è ben tollerata e sicura”. E comunque verrebbero utilizzate “dosi anti rigetto molto basse, in linea con quelle prescritte ai pazienti trapiantati al rene, che assumono dosaggi più light”.

Ma Lanzetta si spinge oltre. Convinto che il bisturi del microchirurgo potrà domani correggere i difetti degli arti su bambini non ancora nati. Piccoli che verranno estratti per circa un’ora dal pancione della mamma e quindi riposizionati in utero a intervento concluso. “L’obiettivo è regalare ai nascituri una vita quanto più possibile normale. –spiega il microchirurgo- Intervenendo fra il terzo e quarto mese di gravidanza, l’organismo del bimbo avrà tutto il tempo di svilupparsi normalmente”. E visto che “il feto non produce fibroblasti e collagene, il piccolo non avrà cicatrici”.

Operazioni di questo tipo in America sono già state eseguite per correggere l’ernia diaframmatici (che blocca lo sviluppo dei polmoni nel feto) o la spina bifida(che provoca la paralisi dalla vita in giù), e “anche in Italia –mette i puntini Lanzetta- circa due anni fa siamo arrivati molto vicini a partire con un progetto sulla spina bifida, ma poi gli esperti ostetrici e ginecologi si sono raffreddati”. Così il programma si è arenato.

“Ma a interessarmi di più sono le malformazioni agli arti –prosegue-. In alcuni feti le braccia o le gambe non riescono a crescere perché una sorta di elastico (la cosiddetta briglia amniotica) ne impedisce lo sviluppo. Basterebbe rimuovere l’ostacolo meccanico, e il piccolo nascerebbe sano” assicura il microchirurgo.

E’ dalla fine degli anni Ottanta che segue anche questa scuola, dopo aver “avuto la fortuna di lavorare a San Francisco con uno scienziato pioniere della microchirurgia fetale”. I primi test di correzione dei difetti agli arti in utero Lanzetta li ha già condotti con successo sulle scimmie. Di fatto l’operazione è extrauterina: “Si preleva il liquido amniotico e lo si mette da parte –racconta- quindi si estrae il feto e lo si opera, e a fine intervento si riposiziona il bebè, si rimette il liquido amniotico e si chiude l’utero”. Un “intervento delicatissimo”, che avviene in totale sterilità, dopo la diagnosi di malformazione mediante ecografia.

“Con le tecniche di anestesia siamo molto avanti –conclude- ed è giusto offrire ai genitori questa alternativa”.

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