Rassegna stampa

 

19/09/2008

LIBERO

CHIRURGIA DELLE MANI POSSIBILE GIÀ NELLA PANCIA DELLA MAMMA


La nuova frontiera: al quarto mese si potrà intervenire sui difetti del feto. Il Professor Lanzetta: intanto siamo pronti ai trapianti sui bimbi


Correggere le malformazioni fetali in utero; eliminare la terapia antirigetto; eseguire il trapianto di mano in pazienti pediatrici.

Dieci anni dopo il primo trapianto di mano, avvenuto a Lione nel 1998, sono questi i tre obiettivi principali del prof. Marco Lanzetta, direttore dell’Istituto Italiano di Chirurgia della Mano di Monza, e primo medico italiano ad effettuare questo tipo di interventi.

La correzione delle malformazioni in utero è avvenuta, per ora, solo in forma sperimentale, ma in futuro potrebbe diventare routine. Tramite un’ecografia standard è infatti possibile verificare eventuali anomalie degli arti, dopodichè si potrà intervenire chirurgicamente sul feto –fra il terzo e quarto mese di gestazione- per risolvere la malformazione.

La tecnica prevede le seguenti fasi: un’incisione analoga a quella di un parto cesareo, l’estrazione prima del liquido amniotico e poi del feto, l’intervento chirurgico vero e proprio. Infine, con lo stesso procedimento a ritroso, si reintroduce il feto nella pancia della mamma, si chiude la ferita e si consente il proseguo della gravidanza che si concluderà con la nascita di un bimbo perfettamente normale.

“Questa possibilità finora di carattere sperimentale –dice il professor Marco Lanzetta- rientra in un approccio di interventi precoci che eviterebbero poi ai pazienti le terapie di immunosoppressione e soprattutto i relativi effetti collaterali”. In realtà qualcosa del genere avviene già in Usa, dove i medici intervengono con successo sui feti con spina bifida, grave patologia che provoca nei nascituri handicap permanenti soprattutto agli arti inferiori.

Il secondo obiettivo è quello di poter fare a meno della terapia antirigetto, causa, talvolta, di gravi effetti collaterali come tumori (linfomi, melanomi) o insufficienza renale, benché il fenomeno non abbia ancora riguardato nessuno dei pazienti a cui è stata trapiantata una mano. Secondo Lanzetta ci sono buone probabilità di credere che, entro pochi anni, chi subirà un trapianto di mano potrà fare a meno di questa terapia. Già da oggi diversi pazienti stanno progressivamente facendo a meno di alcune medicine, grazie all’utilizzo di cellule del midollo provenienti dal donatore, che inducono l’organismo a tollerare il nuovo arto.

Il terzo obiettivo, infine, è quello di poter trapiantare le mani anche ai neonati, cosa che non è mai stata fatta anche per motivi etici. “Fino ad oggi non siamo mai intervenuti sui bimbi per due motivi: l’età –e quindi l’impossibilità oggettiva di questi pazienti di poter scegliere se farsi operare o meno- e il fatto di non sapere a cosa si andava incontro con operazioni simili, circostanza accettabile per un adulto ma non per un bambino. Oggi però, alla luce di dieci anni di sperimentazioni, possiamo dire che siamo pronti per intervenire senza problemi anche sui più piccoli”.

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