Rassegna stampa

 

21/06/2007

IL GIORNO

IL MICROCHIRURGO CHE IL MONDO CI INVIDIA


A Lione, nel 1998, per il primo trapianto al mondo di arto da cadavere, lui c'era in sala operatoria.
Soltanto due anni dopo era riuscito a fare anche in Italia, a Monza, quel miracolo. Era riuscito a ottenere dall'allora Ministero della Salute l'ok per eseguire cinque trapianti di mano in Italia, all'ospedale San Gerardo. Una sperimentazione che in tanti avevano accolto come una bestemmia. L'ospedale considerato come una fabbrica di Frankenstein.
Oggi, dopo tre pazienti trapiantati «con successo» (Walter Visigalli di Mediglia, nell'ottobre 2000, Gianni Di Antonio, di Garrano, in provincia di Teramo, Domenico D'Amico, di Reggio Emilia, nel 2002), Marco Lanzetta con il San Gerardo non ha più nulla a che fare. Hanno «divorziato» nell'estate scorsa, ma lui, il pioniere dei trapianti, il microchirurgo che tutto il mondo ci invidia, continua a fare scuola. Prosegue nella sua mission di far diventare routine, una possibilità clinica normale (e non più soltanto come sperimentazione), il trapianto di arto da cadavere.
Dirige l'Istituto italiano di chirurgia della mano, opera in convenzione con la Clinica Zucchi di Monza e due strutture private a Milano e Roma.
E poi, sta individuando in Europa un centro di eccellenza per i trapianti di tessuti composti come la faccia, il pene, il ginocchio, la laringe, la mano e la parete addominale.

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